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Il decalogo vuole essere il contributo che ANIMO da alla diffusione della cultura proposta da Slow Medicine.

Quando siamo entrati nel vortice delle “idee in movimento” di Slow Medicine ci siamo chiesti: cosa significa essere un infermiere slow e come possono gli infermieri garantire un’assistenza sobria rispettosa e giusta?

Da questa riflessione è nato il decalogo, dieci punti per fermarci e pensare:

all’obiettivo principale della nostra disciplina che non è la guarigione dalla malattia ma la ripresa della massima autonomia del soggetto e la capacità e di gestire il proprio stato di salute,

alle strategie che dobbiamo mettere in campo: dall’evidence alla comunicazione, dall’educazione alla personalizzazione degli interventi,

ai momenti cruciali del percorso del paziente ricoverato in medicina: l’accoglienza, la gestione della terapia farmacologica, la dimissione, e il “molto” che di sobrio rispettoso e giusto può essere fatto dall’infermiere nelle ultime fasi di vita della persona.

Slow Medicine, la Federazione IPASVI e FADOI ci hanno onorato con il loro patrocinio, riconoscimento dell’importanza del lavoro svolto.

Ora è fondamentale il contributo di ognuno nella diffusione e nella realizzazione di queste indicazioni da portare e condividere con i nostri colleghi e con gli altri professionisti nella pratica di tutti i giorni.

 

IL "DECALOGO" ANIMO PER UN’ASSISTENZA SLOW MEDICINE

  1. Identifica, al momento dell’accoglienza in ospedale, le conoscenze della persona malata e dei familiari

      • sullo stato di salute
      • sulle aspettative degli stessi circa gli obiettivi di cura
  2. Informa e coinvolgi la persona nella cura e nelle scelte che lo riguardano, garantisci tempi, spazi e modi adeguati di comunicazione discutendo anche con la stessa quali obiettivi assistenziali possono essere realisticamente raggiunti.

  3. Garantisci all’interno dell’equipe un'adeguata comunicazione al fine di veicolare tutte le informazione che riguardano la persona assistita e il suo progetto di cura.

  4. Personalizza gli interventi assistenziali in funzione dei reali bisogni della persona , dei suoi valori e preferenze, nonché dei potenziali rischi.

  5. Considera prioritaria, nella pianificazione degli interventi assistenziali, la ripresa dell’autonomia della persona nella gestione del proprio stato di salute.

  6. Attua interventi basati sulle migliori conoscenze disponibili, esplicita quali obiettivi possono essere realisticamente perseguiti.

  7. Collabora con il medico nella ricognizione della terapia e nell’identificazione dei problemi legati all'auto gestione della stessa da parte della persona assistita: poli prescrizioni, storia di mancata aderenza, difficoltà di assunzione dei farmaci, presenza di eventuali rischi concomitanti (cadute, confusione, delirium, ecc), criticità del contesto.

  8. Pianifica la dimissione fin dall’ingresso della persona in ospedale e, in base alla valutazione globale (clinica, funzionale, economico-sociale e familiare), individua i casi di "dimissione difficile". Identifica e attiva le risorse interne alla famiglia e quelle disponibili nel territorio per sostenere la continuità assistenziale.

  9. Identifica durante il ricovero i bisogni educativi della persona malata, dei familiari e dei caregivers relativamente all'autogestione dello stato di salute, attua interventi educativi mirati all'auto gestione della terapia farmacologica e della dieta, all’uso di presidi, al riconoscimento precoce delle complicanze, fornisci indicazioni su quale comportamento adottare e a chi rivolgersi in caso di bisogno, sulle modalità e sugli appuntamenti per il dopo-dimissione, sui servizi domiciliari attivati o da attivare.

  10. Astieniti, nelle ultime fasi di vita della persona assistita, da procedure assistenziali invasive, seleziona gli interventi da attuare a garanzia della sua dignità, della sua qualità di vita e della gestione dei sintomi, in modo particolare il controllo efficace del dolore.

References

Federazione Nazionale IPASVI Codice deontologico dell’infermiere, 2009
D.M. n. 739, Profilo professionale dell'Infermiere 14 settembre 1994
Agenzia sanitaria e sociale regionale, Area Accreditamento e Qualità, Regione Emilia Romagna, Sicurezza nella terapia farmacologica “Processo di ricognizione e di riconciliazione farmacologica per una prescrizione corretta e sicura” 2011. Disponibile su: http://www.saluter.it/documentazione/rapporti/sicurezza_farmacologica_2.pdf ultimo accesso 21.03.2014
Shepperd S, McClaran J, Phillips CO, Lannin NA, Clemson LM, McCluskey A, Cameron ID, Barras SL. Discharge planning from hospital to home. Cochrane Database of Systematic Reviews 2010,
D'Ivernois J. F., Gagnayre R., Educare il paziente un approccio pedagogico, Milano, McGraw Hill, 2009
Costantini M., Borreani C, Grubich S. Migliorare la qualità delle cure di fine vita. Un cambiamento possibile e necessario. Erickson, 2009
Registered Nurses’Association of Ontario (RNAO). End of life during the last days and hours. 2011. Disponibile su: http://rnao.ca/sites/rnao-ca/files/End ofLife care during the last days and hours ultimo accesso 1.3.2014.

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